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Se anche l'escort è made in China di Stefano Cecchi

Firenze, 11 agosto 2011 - NONOSTANTE non indossino niente che riconduca alla trasgressione, i pensionati di Prato oramai le riconoscono da lontano. Così, quando le vedono passeggiare con lentezza sulle piste ciclabili del centro, si avvicinano con discrezione, contrattano il prezzo, quindi le seguono nelle case-alcova cercando il cielo in una stanza a prezzo low cost. Con la loro distanza da ogni desiderio, le prostitute cinesi più che l’ennesima variabile della trasgressione rappresentano l’ultima frontiera della solitudine. L’amore lo si fa per noia o per professione — cantava De Andrè —. Le Bocche di Rosa cinesi non sembrano propendere né per l’uno né per l’altro dei motivi, bensì per quella che potremmo definire un’asettica induzione dell’economia.


E’ successo, infatti, che, alla ricerca di nuovi mercati da invadere, i cinesi italianizzati abbiano constatato come quello del Sesso a pagamento fosse il meno influenzabile da variabili congiunturali. (“Per abolire la prostituzione bisognerebbe abolire gli uomini”, sosteneva l’avveduta Maria Teresa d’Austria). Così, superando le barriere culturali e con qualche trucco di maniera (molte prostitute si dichiarano giapponesi o thailandesi) gli orientali si sono buttati sul mercato con lo stessa geometrica potenza con la quale hanno annichilito il distretto del tessile: efficienza e dumping. E a colpi di prezzi bassi (per una prestazione si chiede fra i 10 e i 20 euro) hanno soppiantato romene, nigeriane e albanesi nel mercato delle passioni usa e getta.

Oramai non passa settimana che le cronache non raccontino di irruzioni in bordelli orientali clandestini. A Prato, solo negli ultimi mesi, gli agenti ne hanno scoperto sei gestiti da cinesi, trovando quasi sempre la stessa scena: lenzuola di seta, luci soffuse, essenze profumate e, in qualche angolo, con gli occhi bassi per la vergogna, o pensionati ultrasessantenni o minorenni che non avranno mai la pensione,andando così le cose. Sembrerebbe una storiaccia buona per la cronaca nera. Forse è una delle fotografie più nitide di questi Tempi vuoti, fatti di solitudine e di disperazione anch’essa a basso costo.
di STEFANO CECCHI

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