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Lo Stato siamo Noi



La  morte dell' imprenditore Schiavon è o non è "omicidio di stato" 

da un articolo in rete di di Giampiero Mughini vorrei aprire una riflessione !


 I libri di storia continueranno a raccontare ai nostri posteri che quello di Giuseppe Pinelli, l'anarchico precipitato giù dal quarto piano della Questura di Millano nel dicembre 1969, è stato "un omicidio di Stato". E anche se non c'è nessuna prova che avvalori questa tesi, fermo restando la tragedia della morte di quell'innocente ferroviere anarchico. Temo che i libri di storia dedicheranno invece poco o nessuno spazio al recente suicidio dell'imprenditore padovano Giovanni Schiavon, e anche se in questo caso non c'è il minimo dubbio che si tratti di un uomo assassinato dallo Stato.

conti correnti fisco


La sfortuna di Schiavon, se così la possiamo chiamare, è che la sua morte non collima con nessuna delle grandi retoriche nazionali. Schiavon si è suicidato perché lo Stato gli doveva 250mila euro per lavori fatti e consegnati dalla sua azienda specializzata in autostrade e non glieli pagava. E mentre lui doveva far fronte agli stipendi, al pagamento dei contributi per i suoi dipendenti, alle tasse che scadono quel giorno lì e le devi pagare vivo o morto. Laddove lo Stato italiano non ha alcun obbligo di pagare il lavoro che ha commissionato. Schiavon non ce la faceva più a sostenere economicamengte questa situazione. Si è dato la morte con un colpo di pistola. Se non è assassinio questo.


E' una solfa ben nota. L'Italia è agli ultimissimi posti in Europa quanto ai tempi di pagamento della pubblica  amministrazione. Dall'Europa è venuto un diktart recente, che lo Stato italiano debba pagare il dovuto entro i 60 o 90 giorni ma quel diktat è carta straccia. L'Italia è una repubblica fondata sul debito, sulla giungla dei mancati pagamenti, sul più tardi pafhi e meglio è. Per venti anni siamo stati tutti impegnatissimi a dire che Silvio Berlusconi era un mascalzone o un eroe, e figuriamoci se badavamo a questo spicciolame. A cose che costituiscono la nostra vergogna in Europa.


Al fatto che le amministrazioni pubbliche pagano chi ha lavorato dopo 180 giorni o magari dopo un anno. Inezie, nel Paese delle chiacchiere e degli assegni protestati senza che ne venga nessun danno ai firmatari degli assegni. Ho avuto per un tempo una casetta di due stanze che avevo ereditato da mio padre. La affittavo e ovviamente dichiaravo tutto al fisco. A un certo punto entrò un inquilino che pagò il primo mese e poi mai più. Se ne andò dopo poco più di un anno senza avere mai più pagato una lira, e l'avvocato che si occupava della faccenda disse a mia madre che eravamo stati fortunati perché in casa mia avrebbe potuto rimanerci un altro anno senza essere disturbato in niente. Questa è l'Italia, questo il nostro Paese.


Il caso di Schiavon non è unico. Sono numerosi gli imprenditori che non ce l'hanno fatta più ad aspettare crediti che non arrivavano e mentre loro avevano scadenze perentorie quanto al pagare gli stipendi e altro. Sono argomenti rari nei comizi dei nostri leader politici, dove invece prevale il cialtronismo del promettere la  moltiplicazione dei pani e dei pesci a tutti e pur di avere il voto. Uno Stato che non assolve i suoi obblighi elementari, la parola data a chi ha lavorato. Se uno di noi non paga le tasse al giorno e all'ora fissata, gli arrivano in testa penali e interessi e minacce. E forse è giusto così, perché ognuno di noi deve mantenere i suoi impegni nei confronti della comunità. La pubblica amministrazione, quella no. In un Paese in cui lo Stato manovra oltre il 50 per cento dei traffici e del passaggio di denaro, loro non hanno nessun obbligo nei confronti dei cittadini che hanno lavorato e che hanno anticipato il denaro. Tutto questo vi sembra di destra o di sinistra? A me sembra soltanto roba di pagliacci. In questo caso anche di assassini.

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