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Il sindaco di Scandicci “Unicoop boicotti Champion”

La   risposta  è semplice   non comprare più nulla da questa azienda

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Spiega Gheri: l’azienda di abbigliamento non rispetta lavoratori e istituzioni

Il sindaco di Scandicci  “Unicoop boicotti Champion”Boicottare i prodotti a marchio Champion, optando per altre griffe se si vogliono comprare tute, tshirt e pantaloncini sportivi. E poi, uno specialissimo invito rivolto al presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, Turiddo Campaini, da molti indicato come campione di etica dell’impresa: perché non sfratta dal suo centro commerciale di Ponte a Greve il negozio dell’azienda di abbigliamento sportivo, la Champion appunto, che ha deciso di mettere sulla strada i suoi 50 dipendenti di Scandicci senza offrire loro alternative valide? Ci va giù duro il sindaco di Scandicci, Simone Gheri, con un paio di avvelenate proposte contenute in una lettera inviata a Campaini. Del resto la misura è colma. Quelli della Champion rifiutano persino di incontrarlo.


La Champion — e la notizia è di qualche settimana fa — ha deciso di chiudere lo stabilimento di Scandicci che occupa più di cinquanta persone, perlopiù donne, impiegate nel design e nello sviluppo del prodotto. Agli addetti viene offerta una sola chance che suona come beffa: trasferirsi nella fabbrica di Carpi. Impossibile per persone con famiglia, soprattutto madri. Le istituzioni si sono mobilitate. Ma per risposta hanno ricevuto la porta in faccia. Ad una richiesta di incontro alla proprietà da parte di Provincia, Comune e Regione, la Champion ha risposto da Carpi con una lettera del 13 aprile: «Champion Europe Services srl ritiene di non partecipare all’incontro da Voi richiesto» scrive l’ad Sauro Mambrini. Poche


altre laconiche spiegazioni, punto e basta. E già questa lettera ha fatto salire il sangue alla testa del sindaco Gheri. Quando poi, sabato, il sindaco è andato a fare la spesa al supermercato e ha scoperto che il centro commerciale dell’Unicoop a Ponte a Greve ospita un negozio della Champion, gli è venuta l’idea di rivolgersi a Campaini, anche in qualità di socio della Coop.
«Caro Presidente — scrive Gheri — non condividiamo la decisione di Champion di chiudere, ma è una volontà che può stare nelle scelte operative di un’azienda. Ciò che non è accettabile è il comportamento che la proprietà sta tenendo nei confronti prima di tutto delle lavoratrici, e poi delle istituzioni: alle prime che non hanno l’opportunità di trasferirsi viene negato qualsiasi ammortizzatore sociale, inclusa la misura minima della mobilità! Per quanto riguarda il rapporto con le istituzioni, l’azienda si rifiuta di incontrarle. Non mi era mai successo! Dove sta il rispetto per le istituzioni? Ma soprattutto dov’è la responsabilità sociale? Si chiude un pezzo di azienda senza porsi il problema dei lavoratori? Ho una domanda da porti: come può una cooperativa che ha come valori fondanti la responsabilità sociale ed il rispetto dei lavoratori, ospitare nei suoi spazi commerciali un’azienda che si comporta in questo modo? Ti invito a valutare, con i soci, l’opportunità di ospitare ancora Champion in uno spazio di Unicoop. Mi domando, e vi domando, infine se non sarebbe opportuno che — tutti insieme — decidessimo di passare al boicottaggio dei prodotti».
La lettera ha raggiunto ieri Campaini. Che certo non l’ha gettata. La sta valutando. Farà sapere. E intanto il rifiuto della Champion di incontrare le istituzioni solleva l’indignazione anche del segretario del Pd metropolitano Patrizio Mecacci. «Rifiutare l’incontro con le istituzioni — scrive Mecacci — aggrava la già preoccupante situazione dell’azienda: il Pd metropolitano si schiera dalla parte dei lavoratori, messi di fronte a un bivio, senza alcun tipo di tutela. Siamo di fronte ad un caso che conferma la drammaticità della crisi occupazionale tuttora in atto e la necessità urgente, a livello nazionale e a livello locale, di investimenti e riforme, per rilanciare lo sviluppo».

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