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Tempa Rossa, in Basilicata il PETROLIO DELLA TOTAL


Domenica sera su Report
Interessante  trasmissione  sul Petrolio  in Basilicata ma il Pereolio è della Total





"Moratoria o non moratoria, dal 2015 Total prevede di estrarre 50mila barili al giorno, ricavando 144milioni di euro l’anno per 25 anni: una vera miniera d’oro (nero): se a questo, come sottolineano i Radicali Lucani, si aggiungono 84mila barili al giorno estratti dai giacimenti Eni-Shell, ci si rende conto dell’enormità del business del petrolio lucano.
Si protesta giustamente, anche se non si sa bene chi è che protesta, contro le trivellazioni nello Ionio ma nessuno si rende conto che è a terra il vero problema in Basilicata: basta conoscere il territorio per rendersene conto
ci dice Maurizio Bolognetti, riferendosi chiaramente alla manifestazione di Policoro di cui abbiamo scritto ieri pomeriggio; il bilancio però potrebbe aumentare se si tiene conto della moltiplicazione dei permessi di ricerca per le compagnie petrolifere: il 65% della superficie della Regione Basilicata (6260 kmq) è già stata “prenotata” da titoli minerari (sia da quelli già attivi che nelle istanze in attesa di risposta)."



In cambio i cittadini lucani vengono trattati come indios dai conquistadores spagnoli: specchietti (tornei di pallone sponsorizzati), perline (lungometraggi italiani) e bracciali di dubbio valore (il bonus benzina da 100€ l’anno) in cambio di terre, veleni, profitto (e nessun dato occupazionale a favore delle estrazioni petrolifere): il pozzo Gorgoglione 2 della Total nell’alta Valle del Sauro (a pochi chilometri da Corleto Perticara) emana odori nauseabondi e tossici, che non sono altro che gas come l’H2s.
Perchè, dunque, a Corleto Perticara ci si ammala di più che in qualsiasi altra area urbana d’Italia, pur essendo area agricola? Forse per lo stesso motivo per cui la Rai si è dimenticata di parlarne.


ecco   l'accordo firmato dalla Regione
Firmato l’accordo per lo sviluppo di Tempa Rossa, in Basilicata

Potenza, 3 settembre 2006
(da Assomin Notizie di Settembre 2006)
Il 22 settembre a Potenza, il Presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo e i rappresentanti delle tre compagnie che costituiscono la joint venture proprietaria del giacimento petrolifero di Tempa Rossa hanno firmato il protocollo d’intesa che autorizza lo sviluppo del campo.Le tre compagnie sono fra le maggiori società petrolifere internazionali: Total (operatore), Shell ed Exxon Mobil, che così tornano a giocare un ruolo importante nell’upstream italiano degli idrocarburi.La Total ha il 50% di equity nella joint venture, la Shell e la Exxon Mobil, il 25% ciascuna.Il giacimento di Tempa Rossa ha una profondità media di circa 4.500 metri e si estende nella zona di Corleto Perticara (Potenza). Era stato scoperto nel 1989 dalla Fina, la società belga che poi è stata assorbita dalla Total.Secondo i tecnici, le riserve certe del giacimento sono di 100 milioni di barili di olio, mentre 500 milioni sono quelle probabili. La produzione, che inizierà nel 2010, in questa fase di sviluppo sarà di 50.000 barili di olio al giorno.I termini dell’accordoOltre alle royalties, alla Regione sarà consegnato gratuitamente tutto il gas prodotto nella concessione, con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi. Il Presidente De Filippo ha sottolineato che in questo modo dovrebbe diminuire la bolletta energetica dei cittadini lucani, mentre ne beneficeranno anche le industrie che operano sul territorio, avendo il gas dalla regione a prezzo scontato.Inoltre alla Basilicata verrà dato un contributo di 50 centesimi di euro per ogni barile di olio prodotto oltre a contributi per lo sviluppo sostenibile e per il reintegro dell’equilibrio ambientale e territoriale. Ci sarà anche una sponsorizzazione annua di 250.000 euro per eventi culturali nella zona di produzione, per tutta la durata del giacimento.
Il significato dello sviluppo
di Tempa Rossa per l’upstream italiano
Lo sviluppo di Tempa Rossa è anzitutto una conferma delle grandi possibilità petrolifere della Basilicata, dove sono già in produzione i giacimenti della Val d’Agri operati dall’Eni, le cui riserve certe sono di 480 milioni di barili di olio, e la cui produzione ha superato i 100.000 b/g.Inoltre costituisce un richiamo per le ulteriori possibilità di esplorazione dell’upstream italiano da parte di grandi società petrolifere internazionali, suscitando l’interesse per altre scoperte di giacimenti di olio e di gas.Si ricorda che le riserve italiane certe di olio e di gas sono di 1,9 miliardi di barili di olio equivalente (boe). Quelle ancora da scoprire sono valutate fra un minino di 1,2 miliardi e un massimo di 4 miliardi di boe.Tempa Rossa (come del resto già la Val d’Agri) è anche un esempio dei vantaggi che la produzione petrolifera porta ai territori dove questa avviene, sia ai comuni sia alle regioni. Oltre alle royalties delle quali una buona parte va appunto alle Amministrazioni regionali e comunali, c’è tutto un indotto industriale che viene mosso da questa produzione.Basta pensare allo sviluppo del gas prodotto con l’olio, che la Regione può sfruttare per realizzare programmi che portano benefici diretti riducendo la bolletta energetica ai cittadini ed alle imprese e favorendo la metanizzazione di piccoli comuni finora esclusi dalla grande rete nazionale.Senza contare la spinta trainante che le società petrolifere danno ad istituzioni e associazioni scientifiche e culturali locali, che in questo modo hanno la possibilità di entrare in un circuito internazionale. Significativo in tal senso l’insediamento a Viggiano, nella Val d’Agri, della Fondazione Eni Enrico Mattei, con compiti soprattutto di addestramento e di ricerca sullo sviluppo sostenibile.

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