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Disinformazione made in Italy con titoli sensazionalistici e contenuti copiati e modificati ad arte. Con un unico obiettivo: acchiappare clic

Un'inchiesta di BuzzFeed fa luce su una galassia di siti (circa 60) e pagine Facebook (ora oscurate) di proprietà della Web365, società a conduzione familiare. Disinformazione made in Italy con titoli sensazionalistici e contenuti copiati e modificati ad arte. Con un unico obiettivo: acchiappare clic

C'E' un network italiano che lega siti di politica, news, Chiesa, proclami nazionalistici e disinformazione. Lo rivela un'inchiesta di BuzzFeed che ha scandagliato decine di siti e pagine social scoprendo che sono tutti di proprietà della stessa azienda, la Web365. Un'azienda a conduzione familiare composta da sei persone più un team di giornalisti, a detta del proprietario Giancarlo Colono.

Non è certo una novità che esistano network di questo genere, già lo scorso anno i proprietari di LiberoGiornale erano dovuti uscire allo scoperto dopo che la bufala su l'allora neo-premier Gentiloni si era diffusa oltremodo. Il meccanismo è semplice: un solo proprietario dietro decine di siti, un unico account pubblicitario, tanto clickbait e il guadagno è assicurato.

La pagina Facebook del principale sito del network della Web365 - Direttanews.it - conta circa 3 milioni di like, e secondo il software di analisi CrowdTangle ha ottenuto più di 5 milioni di condivisioni ai suoi articoli nell'ultimo anno. Non male per un network a conduzione familiare, considerando che DirettaNews24 è solo uno dei 175 siti controllati dalla Web365 di Colono, che spaziano dallo sport al gossip, dalla salute agli animali domestici, dall'attualità alle quote delle scommesse. Inoltre il fratello di Giancarlo, Davide Colono, risulta dipendente di un'altra azienda - secondo BuzzFeed appartenente alla stessa famiglia - che conta altri 60 siti internet, la NextMediaWeb. Un unico filo conduttore li lega, il titolo sensazionalistico sul sito e i titoli clickbait sui social network. Cercare di portare più persone possibili sui propri domini facendogli credere in cure miracolose con titoli come "Incredibile, 10 minuti e il tumore sparisce", articoli che fanno leva sul sentimento anti-immigrati vengono pubblicati con titoli come "Germania, la Merkel parla e gli immigrati hanno in mano la città", "Birmingham, la città più islamizzata si prepara per il Natale".

Ma non sono solo bufale, la strategia è molto più complessa. Dopo la stretta di Facebook contro le fake news, i siti del network si sono adeguati. Niente più notizie sensazionalmente inventate, ma notizie vere, copiate in toto dai quotidiani nazionali, che vengono anche citati, e rese più attraenti - o indignanti - come ad esempio questa: "Pensioni, la Cgil boccia anche l'ultima proposta del governo: Mobilitazione il 2 dicembre", ripresa completamente dal sito di Repubblica, alla quale viene aggiunto un piccolo trafiletto introduttivo: "Camusso sfancula gentiloni sulle pensioni", con linguaggio scurrile e il nome del premier scritto in minuscolo.

La notizia a questo punto è pronta per essere rilanciata sui social con un titolo sensazionalistico (il vernacolare trafiletto introduttivo di cui sopra) e viene postata da una delle pagine del network dal nome "Quello che i Tg non dicono" (forse non lo diranno i Tg, ma la notizia è interamente presa, ancora una volta, da Repubblica).



Ma la vera passione della famiglia Colona è la fede religiosa. La Luce di Maria, la cui pagina Facebook conta 1 milione e mezzo di follower, è stata spesso rilanciata anche dagli altri siti del network. Miracoli, apparizioni, testimonianze. I profili social privati dei membri della famiglia Colono sono quasi monotematici: video su YouTube, post su Facebook e tweet, tutto sulle miracolose apparizioni.

Non mancano poi gli entusiasmi nazionalistici. Una delle pagine del network più frequentate, iNews24, ha un gruppo collegato dal nome "Prima gli italiani - inews24.it". La pagina di Direttanews.it un anno fa condivideva gli spot referendari di Matteo Salvini. Non mancano le proteste contro i diritti LGBT e contro le leggi anti-discriminazione.

Oggi di quello che è stato rivelato dall'inchiesta di BuzzFeed resta molto poco. Le pagine e i gruppi Facebook sono stati chiusi o oscurati dal social. Ma probabilmente stanno aspettando di non essere più sotto la luce dei riflettori. I siti invece sono ancora online, pronti per essere visitati.

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